Glaucoma, l’occhio si ammala quando è sotto pressione
Glaucoma, l’occhio si ammala quando è sotto pressione
Immaginiamo il nostro occhio come un piccolo lavandino: da una parte c’è un rubinetto che produce costantemente un liquido che si chiama “umore acqueo” e che viene smaltito alla stessa velocità attraverso una sorta di tubo di scarico. Così come avviene in un qualsiasi lavandino di casa, se il tubo di scarico, per diversi motivi, si ostruisce, il liquido non puo più essere smaltito, e quindi prima o poi trabocca fuori. Poiché però il nostro occhio è un sistema chiuso non avendo più a disposizione vie di fuga l’umore acqueo, invece di strabordare, si accumula andando a fare pressione all’interno dell’occhio stesso. Quando questa pressione si fa troppo elevata, a lungo andare il bulbo oculare si rovina, con danni soprattutto alla testa del nervo ottico che si trova nella zona centrale della retina. Questa malattia oculare è conosciuta con il nome di “Glaucoma” e colpisce 55 milioni di persone in tutto il mondo, di cui quasi un milione solo in Italia.
Il nemico strisciante che arriva in silenzio
Due sono gli aspetti più temibili del glaucoma: da una parte la sua grande pericolosità, in quanto le lesioni che provoca al nervo ottico sono irreversibili e possono, nei casi più gravi, portare alla cecità; dall’altra la mancanza di sintomi che rendono molto difficile individuare la malattia nel suo stadio iniziale. Di solito, infatti, il glaucoma viene individuato per sbaglio nel corso di una visita oculistica eseguita per altri motivi. Come se non bastasse, attualmente non sono ancora ben chiare le cause che effettivamente provocano la malattia, anche se sono stati individuati comunque numerosi fattori di rischio. Al primo posto troviamo la già citata pressione oculare elevata: di norma, chi ha una pressione sempre al di sotto dei 18 mmHg (millimetri di mercurio) ha un bassissimo rischio di sviluppare un glaucoma. Segue a ruota l’età, in quanto la frequenza della malattia aumenta sensibilmente dopo i 40 anni di età, senza alcuna differenza tra un sesso e l’altro. Un ruolo importante in questo senso lo svolge anche la cosiddetta “familiarità”, poiché chi ha un parente di primo grado affetto da glaucoma corre un rischio fino a 10 volte superiore di sviluppare la malattia.
Di solito, il glaucoma viene curato attraverso medicinali come colliri o pasticche, oppure attraverso intervento chirurgico, con l’obiettivo di facilitare il deflusso dell’umore acqueo dove si è creata un’ostruzione. E’ importante sottolineare che, come detto, i danni causati dal glaucoma al nervo ottico sono irreversibili, e quindi entrambe le terapie hanno funzione esclusivamente conservativa o preventiva nei confronti di un ulteriore danno della visione, evitando così la cecità.
Dal glaucoma cronico al glaucoma secondario
Esistono diverse forme di glaucoma, che si differenziano soprattutto in base alla causa che provoca l’ostruzione al deflusso dell’umore acqueo. La forma più frequente di glaucoma è il “Glaucoma cronico ad angolo aperto”, che si verifica a causa di materiale che va a ostruire il “trabecolato sclerocorneale” posto al di sotto dell’iride. Quando è l’iride stessa a chiudere lo scarico dell’umore acqueo, siamo in presenza di “Glaucoma acuto ad angolo chiuso”, una forma molto grave che, se non curato in tempo, può portare alla cecità in breve tempo. Di solito, questa forma di glaucoma provoca sintomi come offuscamento della vista, aloni attorno alle luci, dolore oculare violento, nausea e vomito. Nel “Glaucoma congenito” invece il sistema di drenaggio è “costruito” male sin dalla nascita e quindi colpisce il bambino, in media uno su 10mila. Infine, si parla di “Glaucoma secondario” quando l’ostacolo al deflusso è un effetto secondario di alcune malattie come il diabete o le trombosi retiniche, dell’uso di alcuni farmaci, di emorragie, tumori e stati infiammatori.
Facciamo una terza prova ancora
Bastano poche informazioni
perscoprire quanto
sei lontano dal tuo
peso forma!
Accedi al servizio

