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La malattia Bulimia

anoressia_e_bulimiaBulimia nervosa, le abbuffate che rovinano la vita
Così come l’ “anoressia”, anche la bulimia fa parte dei cosiddetti “disturbi alimentari”. Il termine deriva dal greco “boulimìa”, letteralmente “fame da bue” e infatti chi ne soffre tende a sentire un bisogno compulsivo di assumere enormi quantità di cibo in pochissimo tempo. Similmente all’anoressia, la bulimia è caratterizzata da una spiacevole sensazione di essere incapaci di controllare il proprio comportamento, e cioè di smettere di mangiare quantità di cibo decisamente superiori alla media, in termini di quantità, tipologia di alimento e rapidità di ingestione. Benché concettualmente opposta all’anoressia, in realtà la bulimia presenta sintomi simili e di conseguenza sono simili le terapie consigliate per una sua cura. Ciò che la differenzia è però l’elemento autolesionista: spesso il bulimico mangia fino a sentirsi male proprio per auto punirsi per il fatto di avere un fisico non perfetto.
Secondo alcuni studi che hanno analizzato la situazione degli Stati Uniti, il 90% dei bulimici è di sesso femminile. Complessivamente, in USA tre giovani su cento soffrono di questa malattia, per un totale di sette milioni di donne e un milione di uomini, contro l’1% di anoressici. Ben il 50% di questi, peraltro, tendono a essere affetti successivamente anche da bulimia.

Una malattia dai due volti
Esistono due tipi di bulimia: la bulimia “con condotte di eliminazione”, nella quale il malato ricorre regolarmente al vomito auto indotto, a lassativi e diuretici per eliminare l’enorme quantità di cibo ingerito; e la bulimia “senza condotte di eliminazione”, che pur adottando comportamenti compensatori inappropriati come digiuno ed esercizio fisico eccessivo, non arriva ai comportamenti tipici della prima tipologia.
Così come nel caso dell’anoressia, anche le cause della bulimia sono diverse e tutte ugualmente importanti. Una delle cause che però sembra avere un’importanza più decisiva è il ricorrere a diete ferree, che portano inevitabilmente chi le adotta a compiere piccole trasgressioni. Soggetti particolarmente predisposti, vivono queste trasgressioni come chiari segnali di un’irrimediabile perdita di controllo, con conseguente senso di colpa e vergogna. In un circolo vizioso, queste emozioni negative portano spesso alla necessità di altre abbuffate, e così via.
Nelle fasi più avanzate del disturbo, addirittura il bulimico è in grado di vomitare a comando.

Effetti che fanno effetto
Oltre che da un punto di vista psicologico, la bulimia ha importanti conseguenza anche dal punto di vista fisico, proprio a causa dei comportamenti di eliminazione che possono produrre alterazioni dell’equilibrio elettrolitico e dei fluidi. Tra queste, le più frequenti sono l’ipopotassiemia, iponatriemia, ipocloremia. Inoltre, la perdita di succo gastrico provocata dal vomito può produrre alcalosi metabolica, mentre l’utilizzo eccessivo di lassativi per indurre diarrea può provocare acidosi metabolica. Infine, sempre il vomito ripetuto può portare a una perdita permanente dello smalto dentale soprattutto degli incisivi, nonché una aumento della frequenza di carie.

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